GdP, nuova astensione a ottobre

Nuova astensione dalle udienze dei Giudici di Pace a ottobre.

A comunicarlo ANGDP e UNAGIPA, le quali, si legge nel comunicato: "malgrado il recente sciopero della categoria tenutosi dall’08 al 12 luglio 2019; prendendo atto del comportamento reiteratamente lesivo ed omissivo del Ministro della Giustizia, malgrado gli impegni assunti dal Governo nel punto 12 del contratto di governo e con la categoria nei tavoli Tecnico e Politico sulla corretta amministrazione della giustizia, sulle garanzie di indipendenza, terzietà del giudice di pace nel riconoscimento dei più elementari diritti di lavoro (previdenza, assistenza, equo compenso, continuità fino a 70 anni, disciplinare, incompatibilità e trasferimenti a garanzia della indipendenza del magistrato) e di inosservanza dei precetti fondamentali statuiti dalla Costituzione e dalle principali Istituzioni Europee (Commissione Europea, Parlamento Europeo, Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Comitato dei Ministri del Consiglio D’Europa, e Corte di Giustizia Europea) e mondiali (ONU); nel rilevare che l’attuale Governo non ha manifestato alcun segnale di sensibilità verso le istanze della categoria, [...] con la presente le scriventi organizzazione proclamano lo sciopero nazionale dei giudici di pace dall’01 al 14 ottobre 2019 in adesione a quello già proclamato in data 23 luglio 2019 dal Coordinamento Magistratura Giustizia di Pace, Magip.

[...] Questo Governo pare si voglia fare complice di una riforma della magistratura onoraria:

1) ancora lesiva, come la precedente riforma Orlando, del principio comunitario di non discriminazione (clausola 4 della direttiva comunitaria 1999\70\CE sul lavoro a tempo determinato) prevedendo una generica ed inconsistente forma di previdenza ( che non sarà mai usufruita dai giudici di pace che non avranno il minimo contributivo dei 20 anni previsti dalla legge italiana), incompatibile con la natura professionale dell’attività lavorativa prestata dai magistrati di pace, nonché prevedendo che tutti i futuri oneri contributivi ricadano su di essi, in violazione delle sentenze della Corte di Giustizia Europea O’Brien del 2012 e del 2018;

2) Lesiva del principio comunitario del pro rata temporis (commisurazione del trattamento economico e pensionistico al tempo impiegato effettivamente all’esercizio delle funzioni giurisdizionali) avendo omesso lo stanziamento dei fondi necessari per garantire l’equo compenso alla magistratura onoraria e l’osservanza dell’ordinamento comunitario;

3) Lesiva del principio comunitario di non discriminazione essendo stato abbassato il limite di età dei giudici di pace e dei magistrati onorari in servizio da 75 anni a 68, ciò ponendo i magistrati di pace nella impossibilità di raggiungere l’età pensionabile, attualmente fissata in 70 anni sia per i magistrati di carriera che per gli avvocati, in violazione della Direttiva comunitaria 2000\78\CE del 27\11\10 (art.1,2,6).

Essendo sempre in prima linea nella giurisdizione i Giudici di pace sanno che queste modifiche minimali, che si vogliono far passare per migliorative del sistema giustizia, non avranno alcun effetto benefico, ma produrranno peggioramenti a discapito dei diritti e delle tutele dei cittadini e di chi amministra le loro sorti giudiziarie".

Saranno garantiti solo i servizi essenziali secondo le modalità e nei limiti previsti dal proprio codice di autoregolamentazione.

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